mercoledì 16 novembre 2016

Dacia e le donne

''Donne mie''
Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali,
imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia;nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.A che vi serve la storia se vi insegna che il soggettounto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomoe la donna è l’oggetto passivo di tuttii tempi? A che vi serve il latino e il grecose poi piantate tutto in asso per andarea servire quell’unico marito adoratoche ha bisogno di voi come di una mamma?Donne mie impaurite di apparire pocofemminili, subendo le minacce ricattatoriedei vostri uomini, donne che rifuggiteda ogni rivendicazione per fiacchezzadi cuore e stoltezza ereditaria e bontàcandida e onesta. Preferirei morirepiuttosto che chiedere a voce alta i vostridiritti calpestati mille volte sotto le scarpe.Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,sappiate che se volete diventare personee non oggetti, dovete fare subito una guerradolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, macontro voi stesse che vi cavate gli occhicon le dita per non vedere le ingiustizieche vi fanno. Una guerra grandiosa contro chivi considera delle nemiche, delle rivali,degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuriatutti i giorni senza neanche saperlo,contro chi vi tradisce senza volerlo,contro l’idolo donna che vi guarda seducenteda una cornice di rose sfatte ogni mattinae vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,scintillanti di collane, ma prive di braccia,di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagagliosolo un amore teso, lungo, abbacinato e doveroso(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)un’ amore senza scelte, istintivo e brutale.Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo usciredonne mie, stringendoci fra noi per solidarietàdi intenti, libere infine di essere noiintere, forti, sicure, donne senza paura.Questa poesia proviene da: Poesia di Dacia Maraini - Donne mie - Poesie di
Dacia Maraini - Poesie.reportonline.it
***La questione posta nel titolo è complessa.

Mi sforzo di capire le motivazioni profonde della Maraini, ma temo che le manchi l'equanimità nel giudicare obiettivamente uomini e donne.

La poesia pubblicata sopra ne è un esempio.

Ma il vero male del nostro tempo come anche di un passato relativamente recente è il dilagare del bovarismo che la stessa autrice ha ben messo a fuoco rievocando la figura di Flaubert ricostruita con una certa precisione dopo la lettura delle corrispondenza dello scrittore.

Il disprezzo verso la sua creatura è lo stesso della nostra Dacia: ci sono categorie di donne che teatralizzano la realtà, fingono costantemente, non sono sincere con se stesse e il prossimo, compresi gli uomini. Sotto questo profilo credo di essere d'accordo con lei.


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